È chiaro e necessario: quando non stai male, non scrivi. E allora penso con quasi assoluta certezza che questo blog assumerà dei toni nerastri e lividi e questo mi spinge a ragionare sulla sua veloce chiusura.
Veloce, velocissima, pronta quanto il suo inizio.
Oggi ho iniziato a studiare per l'università, ed il primo libro aperto riguarda le trame più roventi della filosofia morale: la neurologia.
Come capiamo? Cos'è la coscienza? Quanto appartiene alla mente? L'emozione ha sede in lei? La esaurisce? E la coscienza stessa, esaurisce la mente?
Mi è sembrato di intraprendere un sentiero pieno di sassi che mi hanno sorpresa a percorrere con scarpe impreparate.
I miei sentimenti da sempre sono infuocati, e certo con assoluta razionalità, non mi aspetto ora di provarli più assopiti e dolci, ma tra la rinuncia e la disfatta io spero (o forse speravo) ci fossero confini più netti.
Quel che non sono riuscita a comprendere, è diventato l'arma con la quale mi sono trafitta. Io che sorprendentemente e oggettivamente "perdono" e comprendo le difficoltà degli approcci iniziali ai testi, ora mi sento distrutta e annoiata. Ho la nausea e non è fisica, eppure ho smangiucchiato uscendo dalla dieta.
Per questo mi odio.
Il primo fallimento ne consegue altri come potrebbe ragionare una catena senza fine.
Questo non mi piace. Devo risolvere e riesco solo a cadere.
Il terreno è brullo e paludoso. Si va avanti continuando a sbagliare... Dovrei accettare i miei limiti, e invece me ne uccido e mi danzo a morte in una ragnatela a labirinto dentro la quale non posso far altro che rotolare verso il basso..
Ad una sconfitta io ne faccio capitare un'altra, per forza e per pietoso piacere masochista.
Perchè ho bisogno di farmi del male in altri e cento modi quando manco in qualcosa?
..Aiuto..


